Thursday 4 june 2009
4
04
/06
/Giu
/2009
10:31
Redattore sociale 23/03/09
Presentato a Roma il libro di Matteo Guglielmo "Somalia, le ragioni storiche del conflitto". L'autore: "Nel mio lavoro di ricostruzione è stato fondamentale il contributo della comunità della
diaspora"
Roma - Il conflitto somalo non è che uno dei tanti esempi di guerra dimenticata. Non a caso Msf ha inserito la situazione della Somalia nella lista delle dieci emergenze più gravi nel mondo, che
non trovano adeguato spazio e attenzione all'interno della stampa occidentale. Dopo ben 18 anni di guerra civile, con molta fatica, si sta cercando di ristabilire una situazione di normalità in
un paese che quasi ha dimenticato cosa significa la pace. Di questo si è parlato durante la presentazione del libro di Matteo Guglielmo: "Somalia, le ragioni storiche del conflitto", avvenuta
presso la Fondazione Basso venerdì scorso, che per fatalità era anche la ricorrenza dell'anniversario della morte della giornalista Ilaria Alpi e del telecineoperatore Miran Hrovatin. All'evento
hanno partecipato anche Alessandro Triulzi, docente di Storia dell'Africa sub-sahariana dell'Università di Napoli l'Orientale, e la scrittrice Igiaba Scego.
Insieme a loro si sono confrontati studiosi, rappresentanti istituzionali, che nel proprio lavoro hanno a che fare con le questioni del Corno d'Africa e, soprattutto, alcuni migranti somali di
seconda generazione. Della Somalia, purtroppo, si sente parlare solo quando accadono nuovi eclatanti spargimenti di sangue, quando si verificano rapimenti (come quello lampo di alcuni giorni fa
ai danni dei quattro funzionari delle Nazioni Unite) o sequestri di navi commerciali da parte di pirati. Del difficile cammino verso la stabilità e la pacificazione del territorio parlano in
pochi, o meglio se ne discute in canali alternativi all'interno del web. La scrittrice Igiaba Scego ha sottolineato il ruolo dei siti internet come strumento di collegamento per i tanti somali
dispersi nel mondo.
"I somali stanno ricostruendo la loro memoria attraverso la rete - ha dichiarato la Scego - che è un mezzo importante per mettere in contatto tutti e ovunque. In questo senso è molto utile il
lavoro del vignettista Amin Amir, che nei suoi disegni evocativi lancia una denuncia molto forte contro la politica che non si adopera realmente a mettere fine al conflitto. Con le sue immagini
Amir riesce a comunicare sia con le persone alfabetizzate sia con i non alfabetizzati, pertanto arriva in maniera più immediata, informando sulle vicende della Somalia". Anche per l'autore del
libro, Matteo Guglielmo, è significativo il fatto che la politica somala non si faccia a Mogadiscio, bensì all'estero nelle diverse città dove vengono organizzate conferenze di pace e incontri di
discussione.
Secondo Guglielmo, "la fuga dei somali dal proprio paese di origine costituisce un'emorragia che non si riesce a fermare. Purtroppo quel minimo di normalità che si respira in Somalia è permesso
in gran parte dalle rimesse dei migranti. Nel mio lavoro di ricostruzione è stato fondamentale il contributo della comunità della diaspora, che mi ha aiutato a capire i passaggi che hanno
determinato la frantumazione del paese". Ad oggi la Somalia costituisce una pedina in una scacchiera regionale, come dimostra il fatto che nel dilaniato territorio somalo si combattono guerre per
procura spiegabili attraverso motivazioni geopolitiche. Iniziative di riflessione e informazione attraverso la rete rappresentano i canali privilegiati per tentare di spiegare il perché metà
della popolazione somala sia costretta a vivere fuori dalla sua terra. (Raffaella Sirena)